Il primo si riferisce ad un atterraggio/decollo del velivolo N74058 sul sagrato della Basilica di San Pietro avvenuto il 14 febbraio 1958; il secondo (sempre con il medesimo aeromobile) un anno dopo (il 15 febbraio 1959) avvenuto addirittura nel cortile di San Damaso (dalle dimensioni appena sufficienti ad accogliere un aeromobile birotore in tandem), per ricevere la benedizione dell'allora pontefice Giovanni XXIII Roncalli.
Il Vertol V44 era un velivolo dimostratore americano (praticamente appena uscito di fabbrica) per il quale forse si nutriva una eccessiva fiducia sulle sue prestazioni tecnologiche e questa fiducia evidentemente era stata trasmessa anche ai responsabili vaticani che acconsentirono agli atterraggi/decolli in ambienti non propriamente adatti a questo tipo di attività, sia per le dimensioni dell'aeromobile, che per gli eventuali danni che avrebbe procurato al patrimonio architettonico circostante se si fosse presentato il più minimo inconveniente (senza parlare delle vite umane).
Fortunatamente andò tutto bene (ma non sempre va tutto bene, come vedremo più avanti) ed oggi possiamo goderci queste immagini irripetibili.
Venivano utilizzati per il trasporto dei visitatoti dall'aeroporto fino ad un eliporto approntato all'interno della zona fieristica (iconizzata dal noto Atomium) e per dei voli dimostrativi.
Fu costruita una elisuperficie in via Restelli (a circa 1 km a piedi dalla Stazione Centrale) ed il primo volo si ebbe già nel settembre dello stesso anno utilizzando un Vertol V44 (matr. N10105) noleggiato da Sabena.
Il biglietto costava 11.000 lire (circa 170 € attuali), il volo durava circa 40 minuti, ma già nel primo inverno d'esercizio il servizio fu molto irregolare a causa dei frequenti giorni di nebbia.
I passeggeri, dopo un primo periodo di voli per curiosità, calarono drasticamente e si ricorse ai ripari noleggiando (sempre da Sabena) 2 Sikorsky S58 C (matr. OO-SHM e OO-SHN), che erano più piccoli (8 passeggeri contro i 15 del V44) e quindi con una manutenzione meno costosa.
Fu aperta anche una relazione con Torino ma i conti non decollavano mai e quindi si arrivò alla liquidazione della società già nel 1961.
Con il fallimento di Elipadana svanirono anche i sogni italiani di un trasporto aereo di massa su tratte di interesse trasportistico notevole (come il collegamento fra gli aeroporti ed il centro città).
Sogni che si ripropongo ogni tanto fino ad oggi (i droni aerotaxi oggi tanto di moda) ma poi fortunatamente non se ne fa nulla.
La New York Airways apri già nel 1958 un servizio regolare fra i 3 aeroporti della città (Idlewild poi JFK, LaGuardia e Newark) ed il centro di New York con una flotta di 9 velivoli Vertol V44 (fra cui l'N10105 che aveva utilizzato inizialmente l'Elipadana).
Nel 1962 la flotta V44 fu sostituita da 10 aeromobili V107 (più evoluti, sempre birotori ma con doppio turboalbero contro l'unico motore radiale a pistoni del V44).
Nel 1963 un primo incidente interessò un VERTOL V107 nel volo tra Idlewild e Newark, causando la morte di 3 passeggeri e 3 membri dell'equipaggio.
Nel 1965 fu aperto l'eliporto in pieno centro di New York, al 69° piano del grattacielo PAN AM.
In 10 anni i passeggeri passarono da 9.000 pax/anno a 250.000, anche perché il tragitto era breve (7 min dal JFK) ed il biglietto costava solo 7$ (circa 75$ attuali).
La flotta fu ulteriormente aggiornata con l'arrivo di 4 nuovi Sikorsky S61 e proprio uno di questi (l'N619PA) il 16 maggio 1977, mentre stava imbarcando dei passeggeri sull'eliporto PAN AM, ebbe un cedimento di un carrello, si capovolse e causò la morte di 4 passeggeri in attesa dell'imbarco e di un passante sulla sottostante Madison Avenue, colpito da una delle pale staccatisi dall'elicottero e precipitata in strada.
La New York Airways non riprese più i voli e fu liquidata nel 1979.






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